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Martedì, Novembre 20, 2018

Profilo di sicurezza degli inibitori dei check point immunitari

Un approfondimento su JAMA fa il punto sul profilo di sicurezza degli inibitori dei check point immunitari, una delle più innovative e promettenti classe di chemioterapici che comprende anticorpi monoclonali (come ipilimumab, nivolumab, pembrolizumab, atezolizumab, avelumab, durvalumab) in grado di favorire l’attivazione e la funzione dei linfociti T e che trova indicazione in una quindicina di neoplasie.

La maggior parte degli effetti avversi è riconducibile a un meccanismo di autoimmunità, in linea con il meccanismo d’azione di questi farmaci. L’insorgenza degli eventi avversi è più comune nelle prime 12 settimane, ma si può osservare fino a 6 mesi dopo la fine del trattamento. E’ in genere acuta e risponde prontamente (1-6 giorni) alla somministrazione di steroidi. Il rischio è dose-dipendente. In caso di mancata risposta agli steroidi, è indicato il trattamento con immunosoppressori. Il ricovero è necessario nel 5-36% dei casi secondo il farmaco utilizzato.

Gli eventi avversi si manifestano a carico di:

-          apparato digerente: colite (5-25% dei casi) con diarrea acquosa e dolore addominale, a rischio di disidratazione grave e di perforazione; epatite (1-10%) con possibilità di insufficienza epatica fulminante (<1% dei casi)

-          apparato respiratorio: polmonite (2-5% dei casi) potenzialmente fatale con tosse secca, dispnea e ipossia; la comparsa di febbre e di tosse produttiva indicano una sovrainfezione batterica

-          apparato tegumentario: reazioni cutanee (30% dei casi) che comprendono in genere prurito, eruzione acneiforme, necrolisi epidermica tossica, ma possono anche coinvolgere le mucose, o presentarsi (<1% dei casi) in forma di dermatite bollosa o di sindrome di Stevens-Johnson

-          sistema endocrino: ipofisite (circa 10% dei casi) con cefalea, insufficienza surrenale, alterazioni della funzione tiroidea

-          apparato cardiovascolare: miocardite (<1% dei casi) con decorso fulminate o blando (fatale nel 20-50% dei casi), talora associata a miosite

-          sistema nervoso: sindrome di Guillain-Barré, miastenia grave, encefalite (<1% dei casi).

Dato il progressivo diffondersi dell’impiego degli inibitori dei check point immunitari è fondamentale che non solo gli specialisti ma anche i medici curanti siano in grado di valutare il rischio di eventi avversi e di riconoscere segni e sintomi di tossicità. Al momento, la gestione resta comunque di competenza specialistica.

Johnson DB, Chandra S, Sosman JA. Immune checkpoint inhibitor toxicity in 2018. JAMA 2018; DOI: 10.1001/jama.2018.13995.

e-mail ricercatore: jeffrey.sosman@nm.org