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Domenica, Maggio 10, 2015

Infertilità con i farmaci usati per l’IBD

Una revisione statunitense ha indagato gli eventuali effetti dei farmaci utilizzati per il trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali sula fertilità maschile e sui rischi di danni al feto.

La ricerca negli archivi della letteratura è stata effettuata per tutte le classi di farmaci e i singoli farmaci indicati nel trattamento del morbo di Crohn e della colite ulcerosa.

Dall’analisi dei dati si può concludere che oltre la metà dei pazienti in trattamento farmacologico per una malattia infiammatoria cronica intestinale ha un’infertilità di vario grado, (rispetto all’8-17% dei maschi di pari età secondo studi epidemiologici nella popolazione generale) dovute ad alterazioni quantitative (numero) e qualitative dei gameti (morfologia e motilità). In caso di concepimento sotto trattamento o a breve termine dalla sua sospensione, non si rileva alcun rischio per il feto, fatta eccezione che con l’impiego di azatioprina e mercaptopurina. Ovviamente se nella coppia è la donna a necessitare di un trattamento farmacologico, lo spettro di farmaci a rischio si allarga.

L’importanza di questa revisione sta nel fatto che molti pazienti in trattamento farmacologico per una malattia cronica intestinale sono in età fertile ed è quindi determinante un’attenta valutazione del rapporto rischi/benefici, una informazione accurata del paziente che favorisca scelte consapevoli. Per sottolineare la delicatezza e la complessità del problema, gli autori della revisione ricordano anche che alcuni dei farmaci considerati potenzialmente rischiosi, per esempio certi antibiotici, possono avere indicazioni per curare specifiche forme di infertilità maschile.  

Sands K, Jansen R, et al. Review article: the safety of therapeutic drugs in male inflammatory bowel disease patients wishing to conceive. Aliment Pharmacol Ther 2015;41:821-34.

e-mail ricercatore: rjansen@hsc.wvu.edu