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Sabato, Gennaio 8, 2022

Ferro in vena e aumento di infezioni

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La somministrazione endovenosa di ferro sembra associarsi a un aumento del rischio di infezioni rispetto all’assunzione per via orale o al non uso.
Lo rileva una revisione sistematica con metanalisi di 154 studi controllati e randomizzati, pubblicati tra il 1966 e il gennaio 2021, per un totale di 32.920 partecipanti.
Dall’analisi è emerso che l’aumento del rischio (rischio relativo 1,17, limiti di confidenza al 95% da 1,04 a 1,31) è indipendente dai livelli ematici di ferro in partenza, dal tipo di preparazione endovenosa utilizzata e dall’esposizione a dosi singole o ripetute.
D’altra parte, la somministrazione endovenosa di ferro ha mostrato benefici in termini di aumento dei livelli ematici di emoglobina (rischio relativo 1,46, limiti di confidenza al 95% da 1,32 a 1,60) e di riduzione del rischio di trasfusioni rispetto al ferro per via orale o al non uso (rischio relativo 0,93, limiti di confidenza al 95% da 0,76 a 0,89).
Poiché la somministrazione endovenosa di ferro è raccomandata dalle principali linee guida per il trattamento dell’anemia associata a una serie di condizioni tra cui la malattia renale cronica, l’insufficienza cardiaca e le malattie infiammatorie intestinali, il rischio di infezioni deve essere considerato insieme ai potenziali benefici nella correzione dell’anemia.

Shah A, Donovan K, et al. Risk of infection associated with administration of intravenous iron: a systematic review and meta-analysis. JAMA Netw Open 2021; DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2021.33935.