Sostanze betabloccanti

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Il neonato soffre i betabloccanti

Un ampio studio condotto su donne in attesa assistite da Medicaid e in trattamento per disturbi ipertensivi della gravidanza stabilisce che l’assunzione di betabloccanti nella fase finale della gestazione comporta il rischio di ipoglicemia e bradicardia neonatale. Dal gruppo complessivo di 2.292.116 gravidanze a termine con neonato vivo registrate negli archivi dell’assicurazione statunitense nel periodo 2003-2007, sono state selezionate le 10.585 (0,5%) con storia di esposizione a un betabloccante.
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Attenzione ai betabloccanti nei pazienti chirurgici

L’assunzione continuativa di betabloccanti in occasione di interventi di chirurgia non cardiaca aumenta la morbilità e la mortalità. A questa conclusione è giunta un’indagine danese su 55.320 pazienti ipertesi a basso rischio in terapia con un regime a due farmaci. Per 14.644 di loro la combinazione comprendeva un betabloccante.

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Ipertensione, antipertensivi e psoriasi

Utilizzando i dati del Nurses’ Health Study relativi a 77.728 donne (28.488 con ipertensione) un gruppo di ricercatori statunitensi ha cercato di chiarire la relazione fra la psoriasi, l'ipertensione e i farmaci per trattarla.

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Dermatite da contatto per le soluzioni oftalmiche

Una revisione condotta presso l’Università di Cardiff analizza il ruolo delle soluzioni oftalmiche nello scatenare e sostenere una dermatite da contatto su base allergica (reazione ritardata di tipo IV) della zona periorbitale e delle palpebre. La ricerca in letteratura ha coperto il periodo 1968-2010 e ha identificato oltre 70 allergeni, appartenenti praticamente a tutte le classi di farmaci contenuti nelle soluzioni oftalmiche: betabloccanti, midriatici, antibatterici, antivirali, antistaminici, anestetici, e anche proteolitici e conservanti.

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