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Giovedì, Dicembre 29, 2022

Insufficienza renale acuta da inibitori del checkpoint immunitario

L’uso di farmaci inibitori del checkpoint immunitario come immunoterapia nel trattamento dei tumori maligni si associa a un aumento del rischio di insufficienza renale acuta.
Lo segnalano una revisione sistematica con metanalisi di 79 studi clinici randomizzati per un totale di 50.009 partecipanti e un’analisi di disproporzionalità condotta sul database di segnalazione spontanea della FDA (FAERS), confermando il segnale nella pratica clinica.
Dalla revisione sistematica è emerso che gli inibitori del checkpoint immunitario si associano a un aumento del rischio di insufficienza renale acuta (rapporto di rischio 1,37, limiti di confidenza al 95% da 1,14 a 1,65) indipendentemente dal tipo di tumore trattato, dal regime di trattamento (monoterapia o combinazione) e dal principio attivo somministrato.
L’associazione è stata confermata anche dall’analisi di disproporzionalità su 1.918 casi di insufficienza renale acuta da inibitori del checkpoint immunitario segnalati al FAERS tra il 2011 e il 2020 (Reporting Odds Ratio - ROR rispetto a tutti gli altri farmaci presenti nel database 2,38, limiti di confidenza al 95% da 2,27 a 2,49).
Il meccanismo con cui gli inibitori del checkpoint immunitario causano insufficienza renale acuta non è ancora chiarito, tuttavia si presume che il danno sia mediato da citochine o anticorpi diretti contro le cellule renali rilasciati in seguito all’attivazione delle cellule T.
Sul piano pratico è fondamentale in caso di terapia con inibitori del check point valutare e controllare nel tempo la funzionalità renale, evitando questi farmaci nei pazienti già a rischio di insufficienza renale acuta.

Zhu J, Wu J, et al. Acute kidney injury associated with immune checkpoint inhibitors: a pharmacovigilance study. Int Immunopharmacol 2022; DOI:10.1016/j.intimp.2022.109350.

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