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Venerdì, Ottobre 25, 2013

Può essere grave l’osteonecrosi della mandibola da bifosfonati

Uno studio multicentrico statunitense descrive alcuni casi gravi di osteonecrosi della mandibola dopo terapia per bocca o per via endovenosa con bifosfonati. Si tratta di 13 pazienti con mieloma multiplo (n=5), osteoporosi (n=3), cancro della prostata (n=2) e della mammella (n=3) metastatici,  trattati con acido zoledronico (n=11) o pamidronico (n=2) che avevano sviluppato un’osteonecrosi della mandibola di grado 2 (esposizione e necrosi dell’osso, dolore e segni clinici di infezione) o di grado 3 (in aggiunta ai precedenti, la presenza di almeno uno tra: frattura patologica, fistola esterna, osteolisi estesa oltre il margine inferiore della mandibola). In tutti i casi è stato necessario ricorrere alla mandibolectomia e alla ricostruzione con innesto (prelevato dalla tibia in 9 casi). Nonostante l'intervento, l’igiene orale e la terapia antibiotica, la malattia ha mostrato spesso, costantemente nei casi di grado 3, una tendenza alla progressione e allo sviluppo di complicanze (n=6, 46%). In un caso si è registrato il completo fallimento di un primo innesto per un’infezione da Eikenella corrodens. Nella casistica descritta, dopo un follow up di 3-77 mesi, l’esito finale della ricostruzione è stato positivo nella totalità dei pazienti. Dopo l’intervento chirurgico, per tutti è stata possibile l’alimentazione per bocca.

Hanasono MM, Militsakh ON, et al. Mandibulectomy and free flap reconstruction for bisphosphonate-related osteonecrosis of the jaws. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg 2013; doi:10.1001/jamaoto.2013.4474.

e-mail ricercatore: mhanasono@mdanderson.org