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Lunedì, Ottobre 12, 2015

Non aumenta l'endoftalmite con le preparazioni di bevacizumab

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Un ampio studio retrospettivo statunitense esclude che le procedure di preparazione del bevacizumab per uso oculare da parte delle farmacie ospedaliere aumentino il rischio di infezioni oculari e in particolare di endoftalmite. Il dato è rilevante in quanto una delle critiche avanzate per difendere il ranibizumab come farmaco d'elezione (anche se molto più costoso) è che questo viene prodotto in monodose dall'azienda farmaceutica, mentre il bevacizumab viene preparato nelle farmacie ospedaliere e potrebbe quindi esporre a un maggior rischio di infezioni oculari una volta iniettato.

I dati si riferiscono a 383.810 iniezioni intravitreali di inibitori del fattore di crescita endoteliale (VEGF) somministrate nel corso di 7 anni a 58.612 pazienti. Dal confronto degli esiti conseguenti alla somministrazione di bevacizumab (296.565 iniezioni a 51.116 pazienti, 49 casi di endoftalmite pari a 1 caso ogni 6.061 iniezioni) e di ranibizumab (87.245 iniezioni a 7.496 pazienti, 22 casi di endoftalmite pari a 1 caso ogni 3.968 iniezioni) non emerge un significativo aumento del rischio (odds ratio 0,66, limiti di confidenza al 95% da 0,39 a 1,09, p=0,11).

Gli Autori concludono che i risultati dello studio dimostrano che il bevacizumab, come utilizzato negli Stati Uniti, non aumenta il rischio di endoftalmite. 

VanderBeek BL, Bonaffini SG,  Ma L. Association of compounded bevacizumab with postinjection endophthalmitis. JAMA Ophthalmol 2015; doi: 10.1001/jamaophthalmol.2015.2556.

80.211.154.110