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Lunedì, Dicembre 8, 2014

Il profilo di sicurezza del doppio antiaggregante

Una metanalisi statunitense mostra che l’associazione prolungata (oltre 6 mesi) di due farmaci antiaggreganti (uno dei quali l’acido acetilsalicilico, l’altro un inibitore del recettore P2Y12, tipicamente una tienopiridina) non modifica il rischio di morte.

Queste conclusioni derivano dall’analisi dei dati aggregati di 14 studi clinici, multicentrici randomizzati e controllati in doppio cieco, che avevano coinvolto complessivamente 69.644 pazienti sottoposti a rivascolarizzazione coronarica oppure con storia di fibrillazione atriale o ancora con storia di ictus, per un follow up medio di 24 mesi.

La doppia antiaggregazione non comportava, rispetto all’impiego dello stesso schema terapeutico per tempi più limitati o dell’acido acetilsalicilico da solo, un cambiamento significativo dei tassi di morte per tutte le cause (hazard ratio 1,05, limiti di confidenza al 95% da 0,96 a 1,19, p=0,33), per cause cardiovascolari (12 studi, hazard ratio 1,01, limiti di confidenza 0,93 a 1,12, p=0,81) o per cause non cardiovascolari (11 studi, hazard ratio 1,04, limiti di confidenza al 95% da 0,9 a 1,26, p=0,66).

A differenza di quanto segnalato dalla studio DAPT (Dual Antiplatelet Therapy Study, che aveva coinvolto 11.648 pazienti sottoposti a posizionamento di uno stent coronarico), la revisione dei dati disponibili in letteratura e la metanalisi con l'inclusione dei dati dello stesso DAPT non evidenziano un peggioramento degli esiti con la prosecuzione della terapia antiaggregante combinata per più di un anno dopo il posizionamento dello stent.

L’indicazione a utilizzare in contemporanea antiaggreganti con meccanismi di azione diversi si gioca sull’equilibrio tra beneficio (protezione da eventi ischemici) e rischi (sanguinamento) da valutare sempre nel singolo paziente.

Elmariah S, Mauri L, et al. Extended duration dual antiplatelet therapy and mortality: a systematic review and meta-analysis. Lancet 2014; doi:10.1016/S0140-6736(14)62052-3.

e-mail ricercatore: ryeh@mgh.harvard.edu