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Inibitori di pompa protonica e rischio cardiovascolare

Un’analisi di disproporzionalità condotta sul database di segnalazione spontanea statunitense (FAERS) ha analizzato la possibile associazione tra gli inibitori di pompa protonica e gli eventi cardiovascolari, giungendo alla conclusione che i segnali riguardano più gli eventi vascolari di quelli cardiaci.
Per l’indagine sono state considerate 62.140 segnalazioni di eventi cardiovascolari associati all’uso di inibitori di pompa protonica raccolte tra gennaio 2015 e dicembre 2019.
Gli inibitori di pompa nel loro insieme non si associavano a un aumento del rischio
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Il tofacitinib aumenta il rischio di eventi cardiovascolari e cancro?

Nei pazienti con artrite reumatoide il trattamento con tofacitinib si associa a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori e di cancro rispetto alla terapia con inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa).
Lo rileva uno studio randomizzato, in aperto, successivo all’autorizzazione, condotto su 4.632 pazienti con artrite reumatoide e almeno un fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo, assegnati a ricevere il tofacitinib o un inibitore del fattore di necrosi tumorale (adalimumab o etanercept).
A un follow up mediano di 4 anni, l’incidenza di
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Sulfaniluree come terapia aggiuntiva alla metformina

Nei pazienti con diabete di tipo 2 la somministrazione di una sulfanilurea come terapia aggiuntiva alla metformina si associa a un aumento del rischio di morte per tutte le cause e di episodi ipoglicemici maggiori rispetto all’aggiunta di altri ipoglicemizzanti orali più recenti.
Lo suggerisce uno studio retrospettivo di coorte che ha analizzato 32.576 adulti con diabete di tipo 2 in terapia con metformina a cui è stata prescritta per mancato controllo della malattia di base una sulfanilurea oppure un altro agente ipoglicemizzante orale (acarbosio, inibitori della dipeptidil-pep
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