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Domenica, Ottobre 7, 2012

Crescono i dati sull’associazione tra inibitori di pompa protonica e ipomagnesiemia

Reazione: 

Alcuni casi isolati di ipomagnesiemia associati all’assunzione a lungo termine di inibitori della pompa protonica erano stati già segnalati e sono, tra l’altro, stati oggetto di una precedente news. Ora l'associazione è stata verificata da una revisione sistematica olandese. Il lavoro dei ricercatori si è concentrato inoltre sulla dinamica dei cambiamenti della magnesiemia in caso di sospensione e ripresa della terapia con inibitori della pompa protonica e sull’identificazione di un sottogruppo di pazienti a rischio per un’eventuale influenza di comorbilità. A partire dal 2006, sono state identificate 18 pubblicazioni su 36 pazienti (66% donne; età 30-83 anni, media 67,4 anni). Nel 75% dei casi era implicato l’omeprazolo, nel 25% l’esomeprazolo, nel 14% il pantoprazolo, occasionalmente il lansoprazolo o il rabeprazolo. Si noti che la somma delle quote percentuali supera l’intero perché in uno stesso paziente erano stati impiegati più farmaci con ripetizione dell’episodio.

E’ emerso che effettivamente l’ipomagnesiemia (<0,7 mmol/l) sarebbe un effetto di classe, che si manifesta dopo un intervallo ampiamente variabile di tempo (da 2 settimane a 13 anni, mediana 5,5 anni) e si corregge rapidamente dopo la sospensione del trattamento (4 giorni), ma altrettanto velocemente ricompare con la sua ripresa (4 giorni). Non sono stati identificati fattori individuali predisponenti. I sintomi riferiti più spesso erano convulsioni (40%), nausea e capogiri (36%), parestesie (30%), vomito e diarrea (28%), crampi muscolari e spasmi (20%), tetania (17%). Debolezza, affaticamento e letargia erano comunque riferiti da un terzo dei pazienti.

La spiegazione dell’ipomagnesiemia a seguito dell’uso di inibitori della pompa protononica starebbe nel ridotto assorbimento intestinale dell’oligoelemento indotto da questa classe di farmaci. Si tratta di  una terapia cardine delle malattie da ipersecrezione gastrica e gli autori dello studio propongono come alternativa l’impiego di antagonisti dei recettori H2, sottolineando anche l’importanza della consapevolezza da parte dei curanti del possibile effetto indesiderato e della necessità di un attento controllo dei livelli sierici di magnesio nel corso della terapia.

Hess MW, Hoenderop JGJ, et al. Systematic review: hypomagnesaemia induced by proton pump inhibition. Alimentary Pharmacology & Therapeutics 2012;36:405-13.

e-mail ricercatore: r.bindels@fysiol.umcn.nl