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Venerdì, Novembre 25, 2011

Conferma del maggior rischio di trombosi con i contraccettivi orali di ultima generazione

Uno studio danese di coorte ha valutato il rischio di fenomeni trombomboembolici associato ai contraccettivi orali in funzione della dose di estrogeno e del tipo di progestinico contenuti. I risultati sono stati raccolti da un numeroso campione di donne (n=1.296.120) sane, in età fertile (15-49 anni nel quindicennio 1995-2009) e senza storia di malattia tromboembolica. La raccolta dei dati si riferisce al periodo successivo alla introduzione sul mercato del drospirenone (gennaio 2001-dicembre 2009).

Si sono verificati 4.307 eventi tromboembolici che nel 63,6% dei casi hanno coinvolto gli arti inferiori. Rispetto alle donne che non assumevano un contraccettivo orale, quelle che ne facevano uso avevano un rischio relativo di 2,9 con etinilestradiolo 30-40 microg più levonorgestrel (limiti di confidenza al 95% da 2,2 a 3,8), ma ancora maggiore con desogestrel (rischio relativo 6,6, limiti di confidenza al 95% da 5,6 a 7,8), gestodene (rischio relativo 6,2, limiti di confidenza al 95% da 5,6 a 7) e con drospirenone (rischio relativo 6,4, limiti di confidenza al 95% da 5,6 a 7,5). Un contenuto ridotto di estrogeni non influenzava significativamente tale rischio, specie se il progestinico era il drospirenone.  

In pratica, dal confronto diretto tra vari progestinici contenuti nei contraccettivi orali, si conferma che i più recenti si associano a un rischio circa doppio di tromboembolia rispetto a quelli più collaudati, come il levonorgestrel.

Lidegaard O, Nielsen LH, et al. Risk of venous thromboembolism from use of oral contraceptives containing different progestogens and oestrogen doses: Danish cohort study, 2001-9. BMJ 2011;343:d6423 doi: 10.1136/bmj.d6423

e- mail ricercatore: Lidegaard Lidegaard@rh.regionh.dk