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Lunedì, Gennaio 24, 2022

Inibitori del VEGF e rischio di aneurismi e dissezioni

Un’analisi di disproporzionalità condotta sui dati di segnalazione spontanea statunitensi ha rilevato che non tutti gli inibitori del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) sono associati ad aneurismi e dissezioni arteriose.
Ai fini dello studio sono state considerate 634 segnalazioni di aneurismi e dissezioni arteriose correlate a 16 inibitori del VEGF raccolte dal database di segnalazione della Food and Drug Administration tra il 2004 e il 2020.
Dall’analisi dei dati è emerso che 8 (sorafenib, sunitinib, lenvatinib, ponatinib, nintedanib, bevacizumab, ramucirumab e ranibizumab) dei 16 inibitori del VEGF valutati presentavano tassi di segnalazione significativi per questi eventi arteriosi.
In particolare, il ramucirumab è il farmaco della classe che ha mostrato l’associazione più forte con questi eventi (ROR – odds ratio di segnalazione – 3,68, limiti di confidenza al 95% da 2,18 a 6,23), seguito da ranibizumab (ROR 3,39, limiti di confidenza al 95% da 2,8 a 4,11) e bevacizumab (ROR 3,05, limiti di confidenza al 95% da 2,67 a 3,48).
Gli eventi in studio sono stati segnalati prevalentemente nei soggetti di età compresa tra i 45 e i 74 anni (68,12%), più spesso uomini, con un tempo mediano di insorgenza di 79,5 giorni.
Poiché l’inibizione della via di segnalazione del VEGF può comportare una compromissione dell’integrità della parete vascolare, potenzialmente responsabile di aneurismi e dissezioni arteriose, nella pratica clinica occorre identificare i soggetti con fattori di rischio noti per questi eventi, valutando regolarmente la necessità di somministrare questi inibitori a lungo termine.

Wang S, Chen M, et al. Aneurysm and artery dissection following the use of vascular endothelial growth factor inhibitor: a real-world analysis using a spontaneous reporting system. J Am Heart Assoc 2021; DOI: 10.1161/JAHA.121.020844.