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Giovedì, Settembre 10, 2020

Gliptine e pemfigoide bolloso

Gli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 (DPP-4), noti anche come gliptine, sono associati a un rischio aumentato di pemfigoide bolloso rispetto alle sulfaniluree di seconda generazione.

Lo segnala uno studio di coorte statunitense che ha arruolato 1.664.880 pazienti con diabete di tipo 2, che avevano iniziato una terapia con gliptine o con sulfaniluree di seconda generazione.

I pazienti trattati con inibitori della DPP-4 avevano un rischio significativamente aumentato di sviluppare il pemfigoide bolloso rispetto ai pazienti in terapia con sulfaniluree (incidenza di 0,42 casi per 1.000 anni-persona rispetto a 0,31 per le sulfaniluree; hazard ratio 1,42, limiti di confidenza al 95% da 1,17 a 1,72).

L’aumento del rischio era più evidente nei pazienti ultrasessantacinquenni (hazard ratio 1,62, limiti di confidenza al 95% da 1,32 a 1,99), bianchi (hazard ratio 1,70, limiti di confidenza al 95% da 1,30 a 2,24) e trattati con linagliptin (hazard ratio 1,68, limiti di confidenza al 95% da 1,16 a 2,43).

Quando si inizia un trattamento con una gliptina va tenuta a mente anche la possibilità di insorgenza di un pemfigoide bolloso, soprattutto nei pazienti bianchi, con più di 65 anni.

Lee H, Chung H J et al. Evaluation of risk of bullous pemphigoid with initiation of dipeptidyl peptidase–4 inhibitor vs second-generation sulfonylurea. JAMA Dermatol, 2020. DOI: 10.1001/jamadermatol.2020.2158