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Domenica, Ottobre 20, 2013

Antiepilettici in gravidanza e sviluppo evolutivo del bambino

L’esposizione prenatale agli antiepilettici comporterebbe il rischio di una compromissione della funzione motoria del neonato, già evidente al sesto mese di vita, specie se si tratta di un’esposizione a più farmaci. L’allattamento al seno da parte di una donna che assume questa classe di farmaci non sarebbe associata invece a effetti avversi.

Questi in sintesi sono i risultati del Norwegian Mother and Child Cohort Study, che dal 1999 al 2009 ha reclutato donne alla 13a-17a settimana di gravidanza per poi valutare in funzione dell’esposizione a diversi fattori di rischio (comorbilità, stili di vita, assunzione di farmaci) lo sviluppo neurologico (abilità motorie, relazionali, del linguaggio e del comportamento)  in un ampio campione di neonati, con controlli a 6 mesi (n=78.744), 18 mesi (n=61.351) e 36 mesi (n=44.147) di età. Lo studio ha anche raccolto informazioni sull’allattamento per tutto il primo anno di vita del bambino.

Per quanto riguarda l’esposizione in utero agli antiepilettici (valproato n=27, lamotrigina n=71, carbamazepina n=48; politerapia nel 18,4% dei casi) verificata in 223 lattanti (il 43,3% dei figli di donne con epilessia), essa si associava a un aumento del rischio di compromissione della funzioni motorie (11,5% rispetto a 4,8, odds ratio 2,1, limiti di confidenza al 95% da 1,3 a 3,2). Con l’impiego di più farmaci si osservava un ulteriore aumento di tale rischio (25% rispetto a 4,8%, odds ratio 4,3, limiti di confidenza al 95% da 2 a 9,1), ma anche del rischio di compromissione delle abilità relazionali (22,5% rispetto a 10,2%, odds ratio 2,6, limiti di confidenza al 95% da 1,2 a 5,5).

Nel sottogruppo di donne gravide che facevano uso di antiepilettici, l’allattamento al seno conferiva comunque una certa protezione ai bambini allattati al seno rispetto a quelli nutriti con latte artificiale. All’età di 3 anni, l’esposizione prenatale agli antiepilettici comportava, indipendentemente dalla storia di allattamento al seno, peggiori esiti evolutivi.

Il trattamento dell’epilessia in gravidanza deve trovare un difficile equilibrio tra la necessità di ottenere il controllo della malattia e ridurre al minimo le crisi e il rischio potenziale di effetti negativi sul nascituro legati all’assunzione dei farmaci. L’unico intervento sicuramente vantaggioso, una volta partorito, è l’allattamento al seno.

Veiby G, Engelsen BA, et al. Early child development and exposure to antiepileptic drugs prenatally and through breastfeeding. A prospective cohort study on children of women with epilepsy. JAMA Neurol 2013; doi:10.1001/jamaneurol.2013.4290.

e-mail ricercatore: gyri.veiby@hotmail.com