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Venerdì, Maggio 25, 2012

Prodotti erboristici, un pericolo latente

 

Partendo dalla considerazione che aumentano sia in Europa sia negli Stati Uniti le segnalazioni di epatossicità dei prodotti erboristici, una revisione condotta dai ricercatori dell’Università di Palermo ha preso in considerazione le prove disponibili su questo tipo di danno. Come noto, la carenza di una normativa che disciplini e standardizzi l'impiego, insieme alla mancanza di dati provenienti da studi clinici sul profilo di sicurezza dei prodotti erboristici, rende particolarmente difficile questo tipo di indagine. A ciò si aggiunge il fatto che i prodotti erboristici sono commercializzati sul Web o venduti come integratori alimentari, e quindi esulano dall'attività di controllo delle agenzie regolatorie.

 

Una prima osservazione è che molti prodotti erboristici dannosi per il fegato sono paradossalmente raccomandati per la cura di malattie epatiche (il 20-40% dei soggetti con epatopatia ne farebbe uso negli Stati Uniti). Il consumo sarebbe più diffuso tra le donne, tra l’altro fisiologicamente più sensibili alla tossicità stessa. Le conseguenze sul fegato spaziano dalla colelitiasi alla cirrosi e le dimensioni del fenomeno restano difficili da stimare sostanzialmente per due ragioni: la difficoltà di stabilire in modo inequivocabile e in base a criteri temporali un nesso causale e il fenomeno dell’undereporting (che può arrivare al 70%), spesso sostenuto dalla convinzione che prodotti “naturali” (implicitamente “sicuri”) non vadano riferiti nell’anamnesi farmacologica. Questo atteggiamento è particolarmente rischioso per alcune categorie più vulnerabili, come i bambini (in Italia le assumerebbe il 2,4% della popolazione pedatrica) e le donne in gravidanza o durante l'allattamento.

 

In Italia, usa terapie erboristiche non convenzionali il 13,6 % della popolazione generale, il 3,7 % in assoluta autonomia e ignorando quindi il rischio di interazioni con farmaci assunti contemporaneamente.

 

Un altro impiego diffuso è quello a scopo dimagrante, particolarmente negativo perché vissuto come sostitutivo degli stili di vita corretti, come la dieta e l'attività fisica.

 

Tra i ricostituenti compaiono alcuni classici dei prodotti erboristici come il ginseng e il ginkgo biloba (in grado di interferire con alcune via di metabolizzazione dei farmaci) o il tè verde (riportati casi di epatotossicità).

 

Quanto alle erbe comunemente consigliate per l’ansia e l’insonnia, dalla valeriana all’iperico, sono descritti casi di reazioni acute versomilmente su base idosincrasica.

 

Peranto, anche se la medicina alternativa e complementare basata sulla somministrazione di prodotti erboristici gode un crescente favore non solo tra i cittadini ma anche tra i sanitari è necessario tenere conto che si tratta di un settore privo di un’adeguata regolamentazione e che occorre indagare approfonditamente la potenziale assunzione nei pazienti.

 

 

 

Licata A, Macaluso FS, Craxi A. Herbal hepatotoxicity: a hidden epidemic. Internal and Emergency Medicine 2012; DOI: 10.1007/s11739-012-0777-x.

 

e-mail ricercatore: annalisalicata@yahoo.com