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Martedì, Ottobre 15, 2013

Predisposizione alla cataratta con l’uso di statine

Reazione: 

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di San Antonio, in Texas, individua un'associazione tra l’impiego di statine e l’insorgenza di cataratta. Nell’archivio di un programma assicurativo militare statunitense erano disponibili, relativamente al periodo ottobre 2003-marzo 2010, i dati di 46.249, pazienti (età 30-85 anni, 54% maschi), dei quali 13.626 avevano assunto una statina per almeno 90 giorni e 32.623 non l’avevano mai assunta. Nel 73,5% dei casi il farmaco prescritto era la simvastatina, nel 17,4% l’atorvastatina, nel 7% la pravastatina, nell’1,7% la rosuvastatina, nello 0,24% la fluvastatina o la lovastatina. Le possibili differenze sono state normalizzate rispetto alla potenza del farmaco e alla durata del trattamento utilizzando come riferimento la dose standard di simvastatina.

Circa un terzo dei pazienti ha sviluppato la cataratta nel corso del periodo di osservazione. Considerando le prescrizioni effettuate nell’anno 2005, in 6.972 coppie caso-controllo è stato stimato il rischio di cataratta in funzione dell’assunzione di statine e di altre 44 variabili potenzialmente interferenti con l’esito. Il fatto di aver utilizzato una statina per almeno 90 giorni comportava, rispetto al non averla mai presa, una probabilità significativamente maggiore di sviluppare la cataratta (35,5% rispetto a 33,5%, odds ratio 1,09, limiti di confidenza al 95% da 1,02 a 1,17). Il rischio aumentava restringendo l’analisi ai pazienti con comorbilità (odds ratio, 1,27, limiti di confidenza al 95% da 1,15 a 1,4). Il rischio si confermava indipendentemente dalla durata del trattamento (soglie di 2, 4, 6 anni).

I dati disponibili sull’associazione tra uso di statine e insorgenza di cataratta sono discordanti, sia sulla presenza di un effetto negativo sia sulla sua entità. Alcuni studiosi hanno anzi ipotizzato un effetto protettivo delle statine per un possibile effetto antiossidante in grado di rallentare la fisiologica degenerazione del cristallino.

E’ senza dubbio difficile distinguere il contributo sull’insorgenza del cataratta di condizioni in grado determinarla (diabete, senilità) e dei farmaci in grado di correggere alterazioni metaboliche legate alle condizioni stesse. Lo studio mostrerebbe risultati sfavorevoli a questa classe di ipolipemizzanti. Peraltro il rischio di cataratta (condizione relativamente comune in età senile e in genere trattabile con successo) si confronta con quello di eventi cardiovascolari gravi o fatali per prevenire i quali è fondamentale il controllo del profilo lipidico.

Leuschen J, Mortensen EM, et al. Association of statin use with cataracts: a propensity score.  JAMA Ophthalmol 2013; doi: 10.1001/jamaophthalmol.2013.4575..

e-mail ricercatore: ishak.mansi@va.gov