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focus / Marzo 2011
Rubrica Fitovigilanza
Marzo 2011

Rischi dei prodotti naturali per perdere peso

L’obesità è ormai considerata una delle principali minacce alla salute pubblica. Per questa ragione è in crescente aumento anche l’utilizzo di prodotti dimagranti di origine vegetale, ai quali i consumatori hanno un accesso diretto tramite farmacie, parafarmacie, erboristerie e, in alcuni casi, anche supermercati o siti Internet. Questo genere di mercato fa sì che i pazienti spesso li assumano senza alcun consiglio o controllo da parte del medico o del farmacista. Le etichette di questi prodotti, spesso assunti insieme a farmaci di sintesi, in genere non contengono le necessarie informazioni sulla sicurezza e ciò contribuisce a rendere gli utenti ignari dei potenziali rischi di eventi avversi e interazioni farmacologiche a cui possono andare incontro.
Una recente indagine [1] condotta sul database delle segnalazioni di reazioni avverse a prodotti di origine naturale dell’Istituto superiore di sanità, ha identificato nel periodo 2002-2010 42 segnalazioni per questa categoria di prodotti (il 12,1% del totale), con reazioni prevalentemente a carico dell’apparato cardiovascolare (26%), della cute (17%), dell’apparato digerente (17%), del sistema nervoso centrale (17%), del fegato (13%) e di altri organi (9%) tra cui reni, tiroide e pancreas. E’ interessante sottolineare come la maggior parte dei prodotti contenesse un alto numero di componenti (oltre 9) e circa la metà delle reazioni sia stata classificata come grave, avendo spesso causato l’ospedalizzazione del paziente.
Le erbe medicinali più spesso rappresentate, da sole o in associazione, erano Citrus spp. (28%), Fucus spp. (20%), tè verde (15%), Garcinia cambogia (11%) e Hoodia spp. (9%), usate sia come integratori sia come preparazioni galeniche. Di particolare rilevanza sono state le reazioni cardiovascolari come ipertensione, tachicardia e anche fibrillazione ventricolare, associate a prodotti contenenti arancio amaro (Citrus aurantium, scorza immatura), guaranà (Paullinia cupana, semi), o ma huang (Ephedra sinica, parte aerea), piante che contengono diversi alcaloidi (sinefrina, caffeina ed efedrina, rispettivamente) che stimolano il sistema nervoso simpatico, aumentando il rischio di aritmie, ictus e infarto del miocardio. Le reazioni segnalate in pazienti in terapia con farmaci ad attività anticoagulante e/o antiaggregante piastrinica sono state invece spesso determinate da interazioni tra erbe e farmaci, sopratutto di tipo farmacocinetico. In particolare alcune piante medicinali contenute nei prodotti sospetti, come il tarassaco (Taraxacum officinale), l’ortica (Urtica dioica), o la papaia (Carica papaya), sono note per indurre diverse isoforme degli enzimi CYP450, alterando il metabolismo degli anticoagulanti orali.
Da non dimenticare infine è il problema della sofisticazione, in particolare per prodotti provenienti da paesi dell’estremo oriente o del Sudamerica: è stato per esempio rilevato che circa il 50% dei prodotti “naturali” commercializzati in Brasile per i quali erano state segnalate dai consumatori problematiche di vario genere (per esempio cefalea, insonnia, nausea, precordialgia, palpitazioni e astenia) erano in realtà contaminati con farmaci di sintesi, soprattutto a effetto stimolante/anoressizzante (fenfluramina, fenilpropanolamina, fenproporex, sibutramina) ma anche antidepressivo/ansiolitico (fluoxetina, clordiazepossido) o diuretico (spironolattone, furosemide, idroclorotiazide) [2].
Bibliografia: 
  1. Eur J Clin Pharmacol 2011; 67:215-24. CDI #rrr#
  2. Forensic Sci Int 2011;204:6-12.
Alfredo Vannacci, Loreta Longo, Eugenia Gallo
Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli studi, Firenze

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