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Venerdì, Agosto 30, 2013

Iponatriemia da diuretici tiazidici

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I ricercatori dell’Università Erasmus di Rotterdam hanno voluto approfondire la ben nota associazione tra iponatriemia e diuretici tiazidici, aggiungendo informazioni sulle sue caratteristiche in funzione del genere, dell’età, del peso corporeo, della funzionalità renale dei pazienti e, ovviamente, della dose utilizzata. Nel corso di un periodo di osservazione superiore ai 10 anni, è stata anche valutata l’entità di questo evento avverso (iponatriemia lieve 130-≤135 mmol/l, moderata >125-<130 mmol/l e grave ≤125 mmol/l).

E' stata analizzata una coorte di 13.325 soggetti sopra i 45 anni (età media 63,1 anni, 59,1% femmine), arruolati nel Rotterdam Study, un progetto di ricerca epidemiologica sulle malattie croniche: 718 usavano i tiazidici al momento dell’arruolamento e 2.738 li avevano iniziati nel corso della sperimentazione. Sono emersi 522 casi di iponatriemia, il 32,4% dei quali in corso di esposizione a questa classe di diuretici. Ciò corrispondeva a un hazard ratio pari 4,95 (limiti di confidenza al 95% da 4,12 a 5,96), persino più elevata per l’iponatriemia moderata (hazard ratio 7,85, limiti di confidenza al 95% da 5,3 a 11,63) e grave (hazard ratio 8,28, limiti di confidenza al 95% da 4,69 a 14,61) che per quella lieve (hazard ratio 4,66, limiti di confidenza al 95% da 3,8 a 5,71).

Il rischio dipendeva dall’età (tanto maggiore quanto più i pazienti erano giovani), dall'indice di massa corporea (tanto minore quanto più elevato era il peso corporeo), ma non dal genere (hazard ratio donne vs uomini 5,31, limiti di confidenza al 95% da 4,32 a 6,53 vs 3,71, limiti di confidenza al 95% da 2,38 a 5,77; p=0,08) o dalla funzionalità renale determinata attraverso l’eGFR (p=0,02).

L’esposizione a 1 DDD (dose giornaliera definita) si associava a un rischio di iponatriemia significativamente maggiore (hazard ratio 5,72, limiti di confidenza al 95% da 4,67 a 7) rispetto a dosi inferiori a 1 DDD (hazard ratio 3,42, limiti di confidenza al 95% da 2,46 a 4,77).

Da almeno 50 anni, l’iponatriemia è contemplata tra le reazioni avverse dei diuretici tiazidici, ma ha raramente rappresentato una ragione per interrompere il trattamento. Sapere pertanto che alcune caratteristiche del paziente come l’età e il peso corporeo sono predisponenti può aiutare il medico nel controllo e nella gestione.

Rodenburg EM, Hoorn EJ, et al. Thiazide-associated hyponatremia: a population-based study. American Journal of Kidney Diseases 2013 62:67-72.   

e-mail ricercatore: b.stricker@erasmusmc.nl