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Martedì, Dicembre 20, 2016

Rischio di fratture con i bifosfonati a lungo termine

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Una sottoanalisi del Women's Health Initiative Study stabilisce che l’impiego a lungo termine di bifosfonati aumenta il rischio di fratture scheletriche. I risultati si riferiscono a un campione di 887 donne in postmenopausa (età media 76 anni) con storia di cancro della mammella e successivo trattamento con bifosfonati per bocca per almeno 2 anni, stando alle informazioni raccolte tra il 2008 e il 2009 da un questionario sulle terapie farmacologiche in atto. Con un follow up medio di 3,7 anni si sono verificati 142 casi di frattura. L’analisi multivariata ha indicato che, rispetto a una durata del trattamento con bifosfonati di 2-3 anni, il prolungamento della terapia oltre gli 8 anni comportava un aumento del rischio di fratture in tutti i distretti scheletrici (hazard ratio 1,67, limiti di confidenza al 95% da 1,06 a 2,62). L’esperienza clinica su efficacia e sicurezza dei bifosfonati deriva da trattamenti che non hanno in genere superato i 5 anni. In questo arco temporale è già stato segnalato il rischio di fratture atipiche. L’estensione del periodo di osservazione fa emergere un rischio più generalizzato di fratture, meritevole di ulteriori indagini.
Drieling RL, LaCroix AZ, et al. Long-term oral bisphosphonate use in relation to fracture risk in postmenopausal women with breast cancer: findings from the Women's Health Initiative. Menopause 2016;23:1168-75.