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Martedì, Settembre 20, 2016

Le vie biliari soffrono le incretine

Un’indagine effettuata incrociando l’archivio britannico della medicina di base (United Kingdom Clinical Practice Research Datalink, 8% degli assistiti nel Regno Unito) e i dati di ricovero ospedaliero (Hospital Episodes Statistics) ha verificato l’associazione tra uso di inibitori del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1), le incretine, o di inibitori della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4), le gliptine, la cui azione porta a un aumento dei livelli circolanti delle incretine stesse, con l’incidenza di patologie della colecisti e delle vie biliari. L’analisi si riferisce a 71.369 pazienti sopra i 18 anni di età che hanno iniziato la terapia per il diabete di tipo 2 nel periodo gennaio 2007-marzo 2014. A un follow up di 227.994 anni-persona, il tasso di ricoveri per malattie biliari è risultato di 3,7 per 1.000 anni-persona (limiti di confidenza al 95% da 3,5 a 4). L’uso delle incretine comportava un aumento del rischio di questi eventi negativi (6,1 rispetto a 3,3 per 1.000 anni-persona; hazard ratio 1,79, limiti di confidenza al 95% da 1,21 a 2,67), che non si osservava invece con le gliptine (3,6 rispetto a 3,3 eventi per 1.000 anni-persona; hazard ratio 0,99, limiti di confidenza al 95% da 0,75 a 1,32). Un’analisi secondaria ha, in aggiunta, stabilito che con le incretine aumentava in misura significativa anche la probabilità di colecistectomia (hazard ratio 2,08, limiti di confidenza al 95% da 1,08 a 4,02). Il sospetto emerso dalla pratica clinica di un nesso tra disturbi delle vie biliari e impiego di incretine viene confermato. E’ importante tenere conto di questo svantaggio potenziale al momento della prescrizione, verificando la presenza o la predisposizione a tali disturbi su base individuale.
Faillie J, Yu O, et al. Association of bile duct and gallbladder diseases with the use of incretin-based drugs in patients with type 2 diabetes mellitus. JAMA Intern Med 2016; DOI:10.1001/jamainternmed.2016.1531.