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Giovedì, Ottobre 20, 2016

Il neonato soffre i betabloccanti

Un ampio studio condotto su donne in attesa assistite da Medicaid e in trattamento per disturbi ipertensivi della gravidanza stabilisce che l’assunzione di betabloccanti nella fase finale della gestazione comporta il rischio di ipoglicemia e bradicardia neonatale. Dal gruppo complessivo di 2.292.116 gravidanze a termine con neonato vivo registrate negli archivi dell’assicurazione statunitense nel periodo 2003-2007, sono state selezionate le 10.585 (0,5%) con storia di esposizione a un betabloccante. Dopo il controllo dei fattori di confondimento è emerso un aumento significativo del rischio di ipoglicemia (odds ratio 1,68 limiti di confidenza al 95% da 1,5 a 1,89) e di bradicardia neonatale (odds ratio 1,29, limiti di confidenza al 95% da 1,07 a 1,55). I betabloccanti, ma soprattutto il labetalolo che è alfa e betabloccante, sono ampiamente utilizzati per il controllo dei disturbi ipertensivi in gravidanza. E’ noto che passano la placenta e sono stati descritti ritardi dell’accrescimento fetale con l’assunzione nel primo trimestre. Questo studio mette invece in evidenza i rischi associati all’impiego di questi farmaci nelle ultime fasi della gravidanza.
Bateman BT, Patorno E, et al. Late pregnancy β blocker exposure and risks of neonatal hypoglycemia and bradycardia. Pediatrics 2016; DOI:10.1542/peds.2016-0731. e-mail ricercatore: bbateman@partners.org