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Lunedì, Ottobre 10, 2016

In gravidanza risonanza sì, gadolinio no

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Secondo uno studio canadese effettuare in gravidanza la risonanza magnetica con gadolinio comporta un aumento del rischio di morte fetale o neonatale. I ricercatori del St. Michael’s Hospital di Toronto hanno utilizzato gli archivi elettronici della medicina generale della provincia dell’Ontario (periodo 2003-2015, 1.424.105 parti oltre la 20a settimana di gestazione) per valutare i rischi associati all’indagine con o senza mezzo di contrasto. Si sono concentrati, in particolare, sul rischio di nascita di feto morto o di morte neonatale nei primi 28 giorni e sul rischio composito di anomalie congenite, neoplasie, compromissione della vista e dell’udito entro i primi 4 anni di vita. Per quanto riguarda l’esposizione al gadolinio hanno valutato il rischio di disturbi reumatologici, infiammatori e/o cutanei o di alterazioni del connettivo o della cute analoghe alla fibrosi sistemica nefrogenica, una condizione indicata anche come dermatopatia nefrogenica fibrosante di cui è descritta l’associazione con l’uso di mezzi di contrasto con gadolinio in pazienti adulti. Considerando l’intero campione, il tasso di risonanze effettuate era di 3,97 ogni 1.000 gravidanze. Non è stato possibile stabilire in quanti casi fosse noto che la gestazione era in atto. Le RM eseguite nel primo trimestre sono state 1.737. In questo sottogruppo si sono verificate 19 morti in utero o neonatali (rispetto a 9.844 decessi in 1.418.451 gravidanze non esposte, rischio relativo 1,68, limiti di confidenza al 95% da 0,97 a 2,9, quindi senza significatività statistica). Anche la frequenza di esiti negativi a lungo termine non era modificata dall’esposizione a una RM nel primo trimestre. Il gadolinio è stato usato come mezzo di contrasto in 397 esami eseguiti in qualsiasi momento della gestazione. Rispetto alle gravidanze senza esposizione, si è osservata una maggiore frequenza di morte in utero o neonatale (rischio relativo 3,7, limiti di confidenza al 95% da 1,55 a 8,85; differenza assoluta del rischio 47,5 per 1.000 gravidanze, limiti di confidenza al 95% da 9,7 a 138,2) e di patologie reumatologiche, infiammatorie e cutanee infiltrative (hazard ratio 1,36, limiti di confidenza al 95% da 1,09 a 1,69; differenza assoluta del rischio 45,3 per 1.000 anni persona, limiti di confidenza al 95% da 11,3 a 86,8). Non era aumentato il rischio di fibrosi istemica nefrogenica. Questo studio chiarisce per la prima volta che la risonanza magnetica nucleare non è un indagine pericolosa in gravidanza, neppure nel primo trimestre, a patto che venga effettuata senza mezzo di contrasto. Non è possibile, dato il disegno dello studio, fare stime su eventi avversi rari.
Ray JG, Vermeulen MJ, et al. Association between MRI exposure during pregnancy and fetal and childhood outcomes. JAMA 2016;316:952-61.