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Domenica, Luglio 30, 2017

Eccesso di mortalità esposizione-dipendente con gli inibitori di pompa?

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Uno studio di coorte statunitense segnala un eccesso di mortalità globale associato all’impiego di inibitori della pompa protonica. Per giungere a segnalare questo evento avverso, senza peraltro essere in grado di fornirne una spiegazione dato il disegno dello studio, sono stati utilizzati i dati amministrativi dello US Department of Veterans Affairs, il dicastero che si occupa degli ex-combattenti delle forze armate, e sono stati seguiti più di 6 milioni di soggetti per un periodo mediano di quasi 6 anni a partire dal 2013.

Sono stati effettuati tre tipi di confronto individuando altrettante coorti: soggetti con nuova prescrizione di inibitori della pompa protonica rispetto a soggetti con nuova prescrizione di antagonisti dei recettori H2 (coorte primaria =349.312); soggetti esposti a inibitori della pompa protonica rispetto a soggetti non esposti a questa classe di farmaci (n=3.288.092); soggetti esposti a inibitori della pompa protonica rispetto a soggetti non esposti a questa classe di farmaci o ad antagonisti del recettore H2 (n=2.887.030).

L’età mediana della coorte analizzata era di 61 anni, più avanzata (p<0,001) per i soggetti trattati con inibitori della pompa protonica (61,67 anni) che per quelli trattati con antagonisti del recettore H2 (58,48 anni). Con gli inibitori della pompa protonica era anche più prolungata (p<0,001) la durata del trattamento (450 giorni rispetto a 120 giorni).

La mortalità complessiva era di 4,47 per 100 anni-persona, maggiore (p<0,001) con gli inibitori della pompa protonica che con gli antagonisti dei recettori H2 (4,74 rispetto a 3,32 per 100 anni-persona).

L’analisi è stata condotta con differenti approcci statistici ma ha condotto a risultati coerenti.

Rispetto alla nuova prescrizione di antagonisti dei recettori H2, quella di inibitori della pompa protonica si associava a un eccesso di mortalità (secondo i diversi approcci statistici hazard ratio variabile da un minimo di 1,16, limiti di confidenza al 95% da 1,13 a 1,18 a un massimo di 1,34, limiti di confidenza al 95% da 1,29 a 1,39).

L’aumento del rischio con gli inibitori della pompa protonica era significativo anche negli altri confronti (esposizione a inibitori della pompa protonica rispetto a non esposizione: hazard ratio 1,15, limiti di confidenza al 95% da 1,14 a 1,15; esposizione a inibitori della pompa protonica rispetto alla non esposizione a questa classe di farmaci o ad antagonisti dei recettori H2: hazard ratio 1,23, limiti di confidenza al 95% da 1,22 a 1,24).

Il dato si confermava anche nei sottogruppi di pazienti senza una malattia gastrointestinale preesistente. Inoltre nei soggetti con nuova prescrizione era evidente una relazione tra rischio di morte e durata dell’esposizione.

La dimensione dell’effetto osservata era modesta, ma se si confronta con il fatto che questa classe di farmaci è prescritta per il controllo dell’acidità gastrica a una quota significativa della popolazione, sia con disturbi dispeptici, sia occasionalmente per la protezione gastrica (in questo caso con una durata del trattamento talora inappropriatamente prolungata) il numero di decessi attribuibili ali inibitori della pompa protonica diventa non trascurabile e impone un’adeguata attività di farmacovigilanza.

 

Xie Y, Bowe B, et al. Risk of death among users of Proton Pump Inhibitors: a longitudinal observational cohort study of United States veterans. BMJ Open 2017;7:e015735.

e-mail ricercatore: zalaly@ gmail.com