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Lunedì, Gennaio 30, 2017

Calo ponderale con gli inibitori dell’acetilcolinesterasi

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Gli inibitori dell’acetilcolinesterasi comportano un rischio significativo di calo ponderale. A questa conclusione è giunta una revisione sistematica coordinata dai geriatri dell’Università di Padova che hanno selezionato dagli archivi della letteratura scientifica i 25 studi (12 randomizzati in aperto, 9 randomizzati e controllati con placebo, 4 longitudinali) pubblicati fino a ottobre 2015 che avevano analizzato lo stato nutrizionale e il peso corporeo in pazienti con demenza (n=10.792) trattati con questa classe di farmaci. Da 2 studi longitudinali (follow up mediano 6 mesi) è emerso un aumento dell’incidenza di calo ponderale con l’impiego degli inibitori dell’acetilcolinesterasi (5%, limiti di confidenza al 95% da 1% a 34%, p<0,0001), confermato dagli studi clinici in aperto (6%, limiti di confidenza al 95% da 4% a 7%, p<0,0001). Prendendo in esame 9 studi controllati e randomizzati (follow up mediano 5 mesi), il rischio di calo ponderale era maggiore nel braccio di trattamento che nel braccio con placebo (odds ratio 2,18 limiti di confidenza al 95% da 1,5 a 3,17, p<0,0001). Poiché i dati disponibili, ottenuti con approcci metodologici differenti, confermano la possibilità che il trattamento con inibitori dell’aceticolinesterasi si associ a una significativa riduzione del peso corporeo, i medici devono considerare attentamente il rapporto rischi/benefici nel prescrivere questi farmaci e, in ogni caso rivalutare nel tempo lo stato nutrizionale dei pazienti.
Soysal P, Isik AT, et al. Acetylcholinesterase inhibitors are associated with weight loss in older people with dementia: a systematic review and meta-analysis. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2016; DOI: 10.1136/jnnp-2016-313660. e-mail ricercatore: ilmannato@gmail.com